00 12/7/2008 9:58 PM
Io amo la musica classica innanzitutto. Vi parlo di Beethoven.


Ludwig van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827) è stato un compositore e pianista tedesco. La sua opera si estende cronologicamente dal periodo classico agli inizi del romanticismo. Ultimo grande rappresentante del classicismo viennese (dopo Gluck, Haydn e Mozart) Beethoven preparò l'evoluzione verso il romanticismo musicale ed influenzò tutta la musica occidentale per larga parte del XIX secolo. Personalità inclassificabile, la sua arte si espresse in tutti i generi, e benché la musica sinfonica fosse la fonte principale della sua popolarità universale, è nelle opere per pianoforte e nella musica da camera che il suo impatto fu più considerevole.

Superando attraverso una ferrea volontà le prove di una vita segnata dal dramma della sordità, che celebra nella sua musica il trionfo dell'eroismo e della gioia quando il destino gli prescriveva l'isolamento e la miseria, ha meritato nei primi anni del Novecento la celebre affermazione dello scrittore e Premio Nobel Romain Rolland «Egli è molto avanti al primo dei musicisti. È la forza più eroica dell'arte moderna.»
L'opera di Beethoven ha fatto di lui una delle figure più significative nella storia della musica.

Ludwig van Beethoven è considerato il miglior compositore della storia della musica classica. Alcuni critici, l'hanno definito "il genio"..



Beethoven era sempre stato credente, senza praticare assiduamente, ma il suo entusiasmo aumentato per il Cristianesimo gli diede un grande aiuto per uscire dai suoi anni più duri, come testimoniarono le numerose citazioni di carattere religioso che ricopiò nei suoi quaderni a partire dal 1817. Nella primavera del 1818 gli venne l'idea per una grande opera religiosa che inizialmente prevedeva di utilizzare in occasione dell'Incoronazione dell'arciduca Rodolfo, che anelava di essere elevato al rango di Arcivescovo di Olmütz alcuni mesi più tardi. Ma la colossale Missa Solemnis in re maggiore richiese al musicista quattro anni di duro lavoro (1818–1822) e la Messa fu rimessa alla sua dedica soltanto nel 1823. Beethoven aveva studiato a lungo le Messe di Bach e l'oratorio Messiah di Haendel durante la composizione della Missa Solemnis che dichiarò varie volte di essere «la mia migliore opera, il mio più grande lavoro». Parallelamente a questo lavoro vennero composte le tre ultime Sonate per pianoforte n. 30, 31 e 32 il cui ultimo, l'opera 111, si completa di su un arietta di variazioni di una alta spiritualità che eleva le sue ultime pagine per pianoforte. Ma gli restava di comporre ancora un ultimo capolavoro pianistico: l'editore Anton Diabelli aveva invitato nel 1822 tutti i compositori del suo tempo per scrivere una variazione su un valzer molto semplice nella sua composizione. Dopo aver studiato questo valzer, Beethoven superò lo scoglio proposto e tirò fuori una raccolta di 33 variazioni che Diabelli ritenne comparabili alle famose Variazioni Goldberg composte da Bach ottanta anni prima.

La composizione della Nona Sinfonia cominciò nel periodo successivo al completamento della Missa Solemnis, ma questa opera ebbe una genesi estremamente complessa la cui comprensione richiede di risalire alla gioventù di Beethoven, che da prima della sua partenza da Bonn prevedeva di mettere in musica il poema An die Freude (Inno alla gioia) di Schiller. Attraverso il suo indimenticabile finale, dove viene introdotto il coro, l'innovazione nella scrittura sinfonica della Nona Sinfonia appariva, sulla linea della Quinta, come un'evocazione musicale del trionfo della gioia e della fraternità sulla disperazione, e prendeva la dimensione di un messaggio umanista e universale. La sinfonia venne eseguita per la prima volta davanti a un pubblico in delirio il 7 maggio 1824 e Beethoven riannoda per l'ultima volta i fili del grande successo. È in Prussia e in Inghilterra, dove la notorietà del musicista era da tempo commisurata in base al suo genio, che la sinfonia ebbe il successo più folgorante. Molte volte invitato a Londra, Beethoven ebbe la tentazione verso la fine della sua vita di stabilirsi in Inghilterra, paese che ammirava per la sua vita culturale e per la sua democrazia, che opponeva sistematicamente alla frivolezza della vita viennese, ma questo progetto non si realizzò e Beethoven non conobbe mai il paese del suo idolo Handel. L'influenza di quest'ultimo fu particolarmente sensibile nel periodo tardo di Beethoven, che compose nel suo stile, tra il 1822 e il 1823, l'ouverture La Consacrazione della Casa.

I cinque ultimi Quartetti per archi (n. 12, 13, 14, 15 e 16) misero il sigillo finale alla produzione musicale di Beethoven. Con il loro carattere immaginario, che si ricollega a forme vecchie (utilizzo del modo musicale lidio nel n. 15) segnarono la conclusione della sperimentazione di Beethoven nel campo della musica da camera. I grandi movimenti lenti ad alto tasso drammatico annunciavano l'inizio del periodo romantico. A questi cinque quartetti, composti nel periodo 1824–1826, occorre aggiungere ancora la Grosse Fuge in si bemolle maggiore op. 133, che era in origine il movimento conclusivo del Quartetto n. 13 ma che Beethoven separò in seguito su richiesta del suo editore. Il 15 ottobre 1825 si trasferisce nel suo ultimo appartamento viennese, al numero 15 della Schwarzspanierstrasse, in due stanze che fanno parte di quello che era stato un convento degli Spagnoli Neri, lungo le mura della capitale austriaca. Alla fine dell'estate 1826, mentre completava il suo ultimo Quartetto n. 16, Beethoven progettava ancora numerose opere: una decima sinfonia della quale sono giunti sino a noi alcuni schizzi, una ouverture su temi di Bach, il Faust ispirato a Goethe, un'oratorio sul tema biblico di Saul e Davide, un altro sul tema degli Elementi e un Requiem. Ma il 30 luglio 1826 suo nipote Karl tentò il suicidio sparandosi un colpo di pistola e rimanendo leggermente ferito, giustificando il suo gesto col fatto di non aver più sopportato i continui rimproveri dello zio il quale, sconfortato, dopo aver rinunciato alla sua tutela in favore dell'amico Stephan Breuning, lo fa arruolare in un reggimento di fanteria, comandato dal suo amico barone Joseph von Stutterheim. La storia fece scandalo, e in attesa che Karl parta per la sua destinazione a Iglau, in Moravia, zio e nipote vanno a trascorrere una vacanza ospiti, ma dietro pagamento, del fratello Nikolaus Johann Beethoven, a Gneixendorf. Qui Beethoven compose la sua ultima opera, un Allegro per sostituire la Grosse Fugue come finale del Quartetto n. 13.

Il 2 dicembre 1826 su un carro scoperto e in una notte di pioggia, Beethoven contrasse una polmonite doppia da cui non avrebbe più potuto risollevarsi; gli ultimi quattro mesi della sua vita furono segnati da un terribile logoramento fisico. Fino alla fine il compositore restò circondato dai suoi amici tra i quali Anton Schindler e Stephan von Breuning, oltre alla moglie del fratello Johann e al musicista Anselm Huttenbrenner, che fu l'ultima persona a vederlo in vita. Alcune settimane prima della morte avrebbe ricevuto la visita di Franz Schubert, che non conosceva e si rammaricava di avere scoperto così tardi. È al suo amico, il compositore Ignaz Moscheles, promotore della sua musica a Londra, che invia la sua ultima lettera nella quale prometteva ancora agli inglesi di comporre una volta guarito, una nuova sinfonia per ringraziarli del forte sostegno. Ma era troppo tardi.
Il 3 gennaio 1827 fa testamento, nominando il nipote Karl suo erede: il 23 marzo riceve l'estrema unzione e il giorno dopo perde conoscenza. Il 26 marzo 1827 Ludwig van Beethoven si spense all'età di 56 anni. Mentre Vienna non si occupava più della sua sorte da mesi, i suoi funerali, svoltisi il 29 marzo, riunirono una processione impressionante di almeno ventimila persone. L'orazione funebre venne tenuta da Franz Grillparzer. Venne inizialmente sepolto nel cimitero di Wahring, a ovest di Vienna. Nel 1863 il corpo di Beethoven venne riesumato, studiato e di nuovo sepolto. Il suo teschio venne acquisito dal medico austriaco Romeo Seligmann per ricavare un modello del teschio, tuttora conservato al Center for Beethoven Studies presso la San José State University in California. I suoi resti vennero sepolti nel Zentralfriedhof nel 1888. Il suo segretario e primo biografo Anton Felix Schindler, nominato custode dei beni del musicista, dopo la sua morte distruggerà una grandissima parte dei Quaderni di conversazione e in quelli rimasti addirittura aggiungerà arbitrariamente frasi scritte di sua mano. La distruzione venne giustificata con il fatto che molte frasi erano attacchi grossolani e sfrenati ai membri della famiglia imperiale, contro l'imperatore e anche contro il principe ereditario, diventato anch'esso imperatore e con il quale aveva mantenuto rapporti stretti di amicizia, nonostante per gran parte della sua vita Beethoven fosse stato in costante rivolta contro le autorità superiori, le leggi e le ordinanze.

Nei molti anni seguiti alla morte, furono formulate diverse ipotesi riguardanti una malattia di cui Beethoven avrebbe sofferto durante tutto l'arco dell'esistenza – indipendentemente dalla sordità, il compositore lamentava continui dolori addominali e di disordini alla vista – e attualmente tendono a stabilirsi al livello di un saturnismo cronico o intossicazione severa da piombo. Il 17 ottobre 2000, dopo quasi 200 anni dalla morte del compositore, fu il dottor William J. Walsh, direttore del progetto di ricerca su Beethoven (Beethoven Research Project), a rivelare questa ipotesi come causa probabile del decesso. Beethoven, grande degustatore del vino del Reno, aveva l'abitudine di bere su una coppa di cristallo di piombo, oltre ad aggiungere del sale al piombo per rendere il vino più zuccheroso. Dai risultati delle analisi sui suoi capelli furono riscontrati importanti quantità di piombo, e questi risultati sono stati confermati dalla Argonne National Laboratory, nei pressi di Chicago, grazie a ulteriori analisi di frammenti del cranio, identificati grazie al DNA. La quantità di piombo rilevata era effettivamente il segnale di una esposizione prolungata. Questa intossicazione di piombo fu la causa dei perpetui dolori al ventre che segnarono la vita di Beethoven, nonché dei suoi numerosi e repentini sbalzi d'umore e, forse, anche della sua sordità. Non ci sono comunque legami formali stabiliti e provati tra la sordità di Beethoven e la sua intossicazione da piombo; da quanto si dedurrà sulla scorta dell'autopsia, eseguita il giorno dopo la sua morte, il nervo acustico del musicista risultava essere completamente atrofizzato, pertanto nessuna cura dell'epoca poteva essere efficace.